Bilancio fallimentare a Napoli e in Campania

A cura della Redazione Nagora

Parlare oggi di housing sociale, in particolare nelle aree del Mezzogiorno d’Italia, sconta una condizione del tutto speciale, se non addirittura paradossale: è qui infatti che si registrano molte criticità e problematiche che si trascinano, irrisolte da decenni, in tema di disagio abitativo ma è proprio nei territori al di sotto del Garigliano che minore si è avvertito l’impegno, sia della mano pubblica che dell’imprenditoria privata, a promuovere programmi significativi in tema di edilizia sociale.

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Talché il panorama di interventi, più o meno sperimentali, realizzati, ad esempio in Campania o a Napoli, nel campo del social housing è talmente scarso da rasentare un bilancio fallimentare, così come tutti gli indicatori quantitativi, o riferiti percentualmente alla produzione nazionale, segnalano una condizione di generale sofferenza.

Una spiegazione al perché si registri questo risultato è certamente rintracciabile nella normativa, nel modello e negli strumenti predisposti dal legislatore nazionale che, avendo assegnato un ruolo centrale alle Fondazioni bancarie, nella costituzione dei Fondi per la promozione di interventi nel campo dell’housing sociale, non hanno tenuto in debito conto la disparità della dislocazione territoriale delle Fondazioni stesse. Ragione per la quale al Sud, quasi privo di queste istituzioni, sono state assegnate attenzioni, e risorse, del tutto marginali, rispetto a quanto concentrato nelle aree centrali e del Nord del Paese.

Premesso, dunque, che qui in Campania, e segnatamente a Napoli, si parte quasi da zero, resta intatta la considerazione, ormai quasi senso comune, sull’importanza di innovare profondamente il settore dell’edilizia abitativa, oltre la tradizionale, e ormai del tutto superata, separazione tra edilizia pubblica e mercato libero. Un’adeguata offerta rappresentata dall’apertura di un consistente mercato, realizzato all’insegna di una rinnovata forma di partenariato pubblico-privato, e orientato ad intercettare nuovi fabbisogni abitativi, sia in termini di disponibilità economico-finanziaria che dal punto di vista prestazionale delle abitazioni, potrebbe significare, in realtà difficili come quella della città metropolitana napoletana, la soluzione a gravi problematiche sociali, un’occasione di riqualificazione ambientale ed urbanistica, un’opportunità importante per il rilancio del comparto delle costruzioni.

I grandi cambiamenti che si registrano nella società attuale, dal punto di vista demografico, etnico, lavorativo, negli stili di vita e relazionali, richiedono risposte adeguate e tempestive anche in termini di modelli abitativi, di tipologie edilizie, di standard prestazionali, da parte del mercato e, per esso, dei tanti soggetti chiamati, ciascuno per la sua parte, a contribuire nel definire prodotti e soluzioni conformi alle attese (amministratori pubblici, imprenditori privati, progettisti, ecc.).

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È a quest’altezza che si pone la sfida del social housing e di una nuova stagione che, dopo quella gloriosa degli anni della ricostruzione post-bellica e dei primi interventi nel campo dell’edilizia residenziale pubblica, ne sappia rinverdire la memoria, anche in termini di qualità architettonica.

Bruno Discepolo – Architetto

15 maggio 2017

Un commento per questo articolo “Bilancio fallimentare a Napoli e in Campania”

  1. Antonio Abalsamo scrive:

    Bisogna capire cosa si intende per “rinnovata forma di partenariato pubblico-privato”; vi sono ampie parti dell’area metropolitana dove, proprio grazie al disordine urbanistico ed al conseguente disagio sociale (diffusa periferizzazione), il valore di mercato degli alloggi è di poco superiore al costo di costruzione. Probabilmente, in queste aree, bisognerebbe prima intervenire con consistenti iniziative volte ad elevare la complessiva qualità urbana……………il resto, opportunamente pianificato ed inserito in una coerente visione unitaria, verrebbe più o meno da solo……………………….

 

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