Claudio Velardi, Giornalista e saggista

A cura della Redazione Nagorà

La società non esiste: esistono individui, uomini, donne e famiglie”, disse la signora Margaret Thatcher nel 1987. Non immaginava che il suo ideale liberale si inverasse – non certo come disegno compiuto e consapevole – nella Napoli del 2016. Dove mancano del tutto, come è evidente, forze sociali organizzate (“civili” e non, la stessa camorra è governata dal caos), soggetti aggregabili sulla base di progetti comuni, o anche semplicemente gruppi di pressione e di interesse degni di questo nome. Avessimo tutto ciò, il problema posto da Paolo Macry (il simmetrico rinnovamento della politica e della società civile) sarebbe risolto. Pezzi di “società” in cerca di visibilità, influenza e potere, chiederebbero accesso alla politica sulla base di un antico e sano meccanismo di rappresentanza: si potrebbe tornare a parlare di “programmi”, e pour cause. La politica troverebbe ricambi degni: alla definizione di nuove nomenclature sociali corrisponderebbe un virtuoso e fisiologico avvicendarsi di classi dirigenti.

Invece no. Thatcher o non Thatcher, ormai da tempo Napoli, anche più di altri luoghi, sembra far proprie le tendenze di fondo della postpolitica contemporanea: morte dei blocchi sociali, atomizzazione della rappresentanza, esaltazione di leadership temporanee.

Ma è solo un male, mi chiedo? (E comunque: è possibile tornare indietro, immaginare il ritorno ad una presunta età dell’oro di una società strutturata e ordinata?) Se la risposta – come credo – è no, allora prendiamoci tutto il buono della postpolitica. Che è fatto di spinte all’autorganizzazione, all’autogoverno, alla crescita delle responsabilità individuali.

Siamo in grado di tradurre in napoletano questo modo di essere del nuovo mondo? La vera sfida per la città è qui, ma comporta un cambiamento profondo dei singoli, di ognuno di noi. Significa che dobbiamo smetterla, una volta e per sempre, di andare a caccia dei colpevoli esterni: si tratti di Roma, della casta o dei Savoia. Significa che ognuno deve, molto semplicemente, impegnarsi per come può, senza andare in cerca di alibi, senza incolpare l’altro (in genere quello che gli è più vicino). “Spazza sull’uscio di casa e la città sarà pulita”. Sarà banale, ma non vedo altra risposta all’eterno interrogativo napoletano.

Claudio Velardi

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21 gennaio 2016

Un commento per questo articolo “Claudio Velardi, Giornalista e saggista”

  1. Annamaria Lenzi scrive:

    Io ci sto: ho già cominciato a spazzare,con amici,un pezzo di strada.( napoli. scalone liceo Sannazaro).

 

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