Dal Social allo Smart Housing

A cura della Redazione Nagora

Sei anni fa il primo convegno sull’edilizia residenziale sociale a Napoli, organizzato dall’ACEN. Accadeva nella sede della Fondazione Banco di Napoli e la scelta non fu casuale. Fu l’inizio di un dibattito tempestivo rispetto a ciò che il legislatore aveva introdotto. Diversi progetti e proposte furono avanzate dall’iniziativa privata, singola e associata, ma fu subito chiaro che il mix di finanza immobiliare e partenariato pubblico privato per la realizzazione dei progetti avrebbe costituito – alle nostre latitudini – una rete di vincoli difficilmente superabili, soprattutto, se riferiti ad investimenti connotati da un prevalente valore sociale rispetto a quello reddituale.

 Ma lo spunto che viene dall’editoriale di Paola Delmonte è quello giusto per rappresentare al meglio le prospettive legate all’housing sociale. Ritengo infatti stimolante capire come sono stati superati quei vincoli nei quali si sono spesso arenati i progetti dell’edilizia in questione.

Sul punto arriva immediata la risposta della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che – avvalendosi anche di manager illuminati provenienti da aziende leader del Real Estate nazionale – ha saputo – a mio avviso – introdurre quella innovazione del prodotto che potrà superare il vincolo della bassa remunerazione e incontrare un mercato che va sempre più consolidandosi. Per dirla con uno slogan in uso presso CDP, la trasformazione si  può sintetizzare come il passaggio “dal Social allo Smart Housing”.

Si tratta di indirizzare la finalità del nuovo strumento finanziario (il FIA 2) a realizzare o acquisire immobili da cedere in locazione non convenzionata, anche per brevi periodi. In questo modo si ottengono due risultati positivi. Si coglie una tendenza del mercato aumentando nel contempo la remuneratività degli investimenti.

A ciò va aggiunta una domanda di maggiore qualità delle abitazioni, dotate di tutti i servizi e improntate alla logica della sharing economy. In tal senso, avanza l’esigenza della condivisione degli spazi. Nell’era delle comunicazione “by texting” si riscopre l’esigenza di avere spazi fisici comuni dove ritrovarsi.  Poi, magari, si sta tutti insieme ma ciascuno con il proprio smartphone a chattare con il vicino ma questo è un’altro problema.

Francesco Verde – Professore straordinario di Economia e Gestione delle imprese, Università Telematica Pegaso

26 maggio 2017

 

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