Emanuele Grimaldi, Presidente Confitarma – A. D. Grimaldi Group

A cura della Redazione Nagorà

Il rapporto della Campania con il Mare è indissolubile e fondamentale. Il 4% di incidenza della blue economy sul totale dell’economia regionale, riportato nell’editoriale del Prof. Cascetta, per quanto sia un dato significativamente superiore alla media nazionale pari al 3%, rappresenta un valore ancora molto lontano dal suo potenziale.

La Campania ha tutti gli elementi affinché la sua blue economy possa divenire il settore trainante dell’intera economia regionale. In Campania sono presenti alcune fra le principali realtà Armatoriali internazionali. Vi sono due porti di rilevanza nazionale, Napoli e Salerno, che pur presentando dinamiche evolutive diverse possono entrambi sviluppare ulteriormente i propri traffici.

Vi è un cantiere di grande tradizione a Castellammare per la realizzazione di nuove costruzioni anche ambiziose. Diversi cantieri meno grandi per le attività di manutenzione o la realizzazione di unità di minore dimensione. Vi sono Banche che operano nel settore dello Shipping, Broker assicurativi di rilievo, Avvocati Marittimisti di pregio internazionale, Agenzie marittime.

La Campania inoltre rappresenta ancora oggi un prezioso bacino di personale marittimo, la cui disponibilità è essenziale per accompagnare la crescita costante della Flotta Italiana. Proprio per questo motivo, fondamentale è il ruolo degli Istituti Nautici regionali nel formare nuove risorse da poter avviare alla carriera nella Marina Mercantile Italiana.

Tutto il cluster marittimo è rappresentato al meglio. Appare evidente quindi che il 4% di incidenza della blue economy sull’Economia Campana può essere considerato solo una base di partenza.

I principali elementi che potrebbero agevolare lo sviluppo, probabilmente, sono la semplificazione delle procedure ed il coordinamento degli investimenti. Ridurre i tempi del transito portuale della merce ed evitare sprechi di risorse in inutili ridondanze infrastrutturali darebbe immediato impulso all’’intera economia regionale.

Ben venga, quindi, il Piano Nazionale della Portualità e della Logistica, che si incentra proprio sulla semplificazione e sull’approccio coordinato e sistemico agli investimenti nei porti. Le aggregazioni delle Autorità Portuali non sembrano rappresentare un obiettivo del Piano, ma ne sono al limite uno strumento. Se fossero ritenute tutte effettivamente necessarie, è importante che si vigili e si operi affinché non vengano frustrate le naturali vocazioni degli scali portuali e che siano le realtà meno produttive ed efficienti a convergere verso quelle maggiormente virtuose. Se avvenisse il contrario, sarebbe un dramma non solo per la blue economy regionale, ma per l’intero sistema paese.

22 marzo 2016

 

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