Francesca Sorrentini, Ricercatrice di Geografia economica e del turismo

A cura della Redazione Nagorà

L’editoriale di Gennaro Biondi argutamente mitiga gli slanci ottimistici con cui sono stati interpretati i recenti dati sulla crescente domanda turistica della città di Napoli. Perplessità che inducono a un ripensamento delle forme di intervento per rispondere alle tendenze in atto e al profondo cambiamento che si registra intorno all’idea di vacanza.

La Campania, come del resto l’intero Mezzogiorno, possiede un patrimonio ampio e diversificato di risorse naturali e antropiche dall’elevato valore economico, che, tuttavia, soprattutto in alcune aree non produce flussi di incoming proporzionali al potenziale di attrazione. Problemi di governance, promozione all’estero frammentata, scarsa cooperazione tra le imprese, infrastrutture insufficienti, formazione del personale inadeguata, difficoltà ad attrarre investimenti sono alcuni nodi critici che non consentono di intercettare adeguatamente la domanda internazionale, che, ricercando un’offerta organizzata e personalizzata, premia quelle destinazioni capaci di enfatizzare la dimensione esperienziale del viaggio e di creare, già dalla fase iniziale del processo di consumo, un’empatia con il turista.

Infatti, il viaggiatore contemporaneo, in quanto soggetto con alte aspettative di realizzazione personale nel tempo libero, è motivato soprattutto dalla possibilità di essere protagonista nelle scelte e di vivere esperienze emotivamente coinvolgenti e qualitativamente apprezzabili. Ne consegue la ricerca di differenti modalità di vacanza, che spiegano la moltiplicazione di turismi tematici, specializzati per prodotto e per target, in grado di ricomporre le frammentate e molteplici esigenze del consumatore post-moderno.

Basti pensare ai turisti enogastronomici, che scelgono vacanze diverse in luoghi evocativi ma inediti, dove l’identità del territorio si rivela anche attraverso la rielaborazione e la valorizzazione delle pietanze.

Incentivando filoni specifici (tematici, di nicchia o innovativi) è, dunque, possibile attrarre flussi turistici nazionali e soprattutto internazionali, dando impulso anche a nuove destinazioni con una precisa identità. Ma il riposizionamento e la ristrutturazione dell’offerta turistica campana passano soprattutto attraverso la diffusione di forme di aggregazione e cooperazione tra gli stakeholders, inclusi quelli dell’indotto, con il duplice vantaggio di arricchire ciascuno la propria attività e, indirettamente, concorrere ad accrescere il valore del territorio, come nel caso dei Club di Prodotto.

Stimolare una cultura e un’immagine sistemica del turismo campano è di fondamentale importanza per realizzare un progetto di sviluppo che promuova l’integrazione delle politiche settoriali, favorisca l’organizzazione dei sistemi turistici locali e solleciti il territorio a una competizione virtuosa, puntando sull’autenticità e l’innovazione. In altri termini, si tratta di passare da una gestione delle emergenze a un processo di programmazione strategica continua dal basso, per superare i punti critici e valorizzare le diversità.

Francesca Sorrentini, Ricercatrice di Geografia economica e del turismo  “Federico II” di Napoli

27 aprile 2016

 

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