Il punto di vista InArch

A cura della Redazione Nagorà

Nell’epoca della competizione tra le città, il viaggio di un anno, il primo, che l’InArch ha intrapreso su Nagorà mettendo a confronto Napoli con altre realtà urbane nazionali e internazionali, è stato utile e istruttivo. Perché ci ha mostrato un divario, una distanza tra i tanti interventi realizzati nel mondo, dove i processi e le strategie urbane si traducono quasi naturalmente in azioni concrete di rigenerazione, e quello che invece accade a Napoli, con tanti progetti e buone proposte non realizzate e pochissime architetture costruite, con grande fatica. Perché questo succede e che cosa bisognerebbe fare per colmare questa distanza? Napoli è oggi una città che stenta ad avere una visione per il futuro, che non riesce a comprendere la grande opportunità di sviluppo territoriale della Città Metropolitana, di cui pochi hanno ancora oggi una chiara consapevolezza, che non riesce più a esprimere attraverso l’Architettura la sua condizione contemporanea, come invece è accaduto nel corso della modernità, con la Mostra d’Oltremare, il Palazzo delle Poste, il Politecnico, la Fabbrica dell’Olivetti, lo stadio S.Paolo e la Stazione Centrale, solo per citare alcune tra le opere più significative della Napoli moderna.

Scorrendo i diversi temi che abbiamo trattato nei numeri di Nagorà, dal lungomare, alle aree produttive dismesse, ai porti, alla rigenerazione urbana, alla sicurezza degli edifici, fino agli interventi più puntuali come le città della scienza o gli stadi, quello che è evidente per Napoli è l’assenza di una politica della trasformazione urbana, dalla dimensione urbanistica a quella architettonica, e di una volontà di costruire percorsi virtuosi di qualità degli interventi.

È necessario recuperare prima di tutto una dimensione strategica e una capacità di pianificazione, ormai non più solo alla scala urbana, ma riconoscendo una volta per tutte la dimensione metropolitana, allargando lo sguardo ad un territorio ben più esteso di quello comunale. Bisogna riattivare rapidamente un necessario percorso urbanistico, per ricostruire quel rapporto virtuoso tra piano e progetto, e oggi che, ad esempio, le forme del nuovo Piano Urbanistico Comunale lo esplicitano con maggiore concretezza, tentare di riprendere la strada dell’integrazione tra strategie urbanistiche e visioni architettoniche. Infine bisogna tornare a far crescere nelle persone quella domanda di architettura e quel bisogno inespresso di qualità e di bellezza. Un bisogno che forse si dovrebbe inserire tra gli indici che misurano la qualità della vita delle città.

Le città si trasformano ed esprimono, attraverso le trasformazioni, lo spirito del tempo. L’architettura è sempre stata, nel corso della storia, l’espressione fisica più autentica della cultura di un’epoca, di una comunità urbana, sia attraverso interventi permanenti che anche attraverso installazioni temporanee, se pensiamo alle complesse macchine da festa del settecento, vere e proprie installazioni architettoniche, perché dotate di un significato, di un pensiero progettuale.

In questo senso, e con atteggiamento laico, si può anche ammettere che si realizzi oggi, come attrazione per i turisti che vengono a visitare la città, una struttura di ponteggi metallici alta quaranta metri sul lungomare, con una vaga forma ad albero/pagoda, a condizione che non la si consideri questa, un’opera di architettura. Perché l’architettura è un’altra cosa.

Carlo De Luca

presidente InArch Campania

15 dicembre 2016

 

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