Il riuso dei manufatti pubblici: potenzialità e problemi

A cura della Redazione Nagorà

Il riuso dei manufatti pubblici: potenzialità e problemi.

Il recupero di 4 gasometri a Vienna.

Il riuso del patrimonio edilizio esistente, sia esso pubblico o privato, pone sempre un ventaglio di problemi che molto spesso incontra sul campo difficoltà che ne compromettono l’efficacia.

E questo rischio va sottolineato in particolare in una città come la nostra dove il riuso del patrimonio edilizio esistente, salvo rare eccezioni, resta la possibilità prevalente di operare, con tutte le difficoltà, a volte insormontabili, nel centro storico della città con l’effetto di prolungare lo stato di degrado e di abbandono d’intere parti urbane o solo singoli manufatti.

Per questa ragione, derogando in parte allo spirito della rubrica abbiamo deciso d’illustrare un esempio di riuso di manufatti pubblici all’estero, quello dei 4 gasomentri viennesi dell’area di Shimmering, non tanto emblematico per la riuscita dell’operazione, quanto, piuttosto, proprio rappresentativo delle potenzialità, delle contraddizioni e delle difficoltà che tali operazioni pongono nell’operare concreto.
I quattro gasometri vennero costruiti in seguito ad un concorso internazionale bandito dal consiglio municipale di Vienna vinto dall’ingegnere berlinese Schimming ed entrarono in funzione nel 1899 stabilendo il primato di primo impianto pubblico europeo per la produzione del gas.

La qualità architettonica di questi manufatti è notevole, soprattutto nel paramento esterno che  s’ispira ad un linguaggio eclettico di marca gotica impreziosito da raffinate tessiture di mattoni.

Gli impianti vennero dismessi nel 1981 quando il metano russo sostituì quello prodotto nel sito di Simmering.

Dal 1988 in poi i gasometri verranno usati per mostre, e raduni rave o techno party.

Nel 1998 s’innesca un dibattito aspro e prolungato tra conservatori ad oltranza e innovatori radicali.

Le aspirazioni dei fautori dell’integrale conservazione di questi esempi di archeologia industriale, sottoposti a tutela dall’ufficio delle Belle Arti, vengono messe in crisi dagli altissimi costi di restauro e manutenzione che i voluminosi gasometri avrebbero richiesto.

Ad essi si opporrà la compagine di chi chiede un’alterazione più radicale dei manufatti o, addirittura, la loro demolizione.

Finirà col vincere una terza via, ispirata alla concretezza di una real politik economica, che  attingendo ai sussidi statali per la realizzazione di edifici residenziali, consntirà la fattibilità dell’operazione inducendo i progettisti (Jean Nouvel, Coop Himmelb(l)au, Manfred Wedhorn, Wilhelm Holzbauer) ad introdurre all’interno degli enormi contenitori cilindrici una quota notevole di alloggi.

E in questo caso non possiamo dire in medio stat virtus visto che la funzione residenziale appare quella meno indicata ad essere “immersa” nello spazio chiuso su se stesso degli enormi serbatoi.

Alle residenze si accompagnano funzioni che si giovano della singolarità dello spazio singolare degli insoliti manifatti come centri commerciali, spazi collettivi, grandi piazze in prossimità dell’”orlo” dei serbatoi, l’archivio storico della città di Vienna.

Un’operazione non priva di suggestione, sia per la qualità architettonica dei manufatti che per l’intervento dei progettisti che, tuttavia, resta emblematica della difficoltà di far interagire efficacemente i vari parametri in gioco nel recupero e nella restituzione alla collettività di manufatti pubblici.

Riccardo Rosi

7 giugno 2016

 

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