Il turismo a Napoli: dallo sviluppo spontaneo ad una mutazione governata

A cura della Redazione Nagorà

A Napoli durante le feste pasquali sono arrivati  80.000 turisti, che hanno occupato circa l’80% dei posti letto disponibili presso le strutture alberghiere con un incremento rispetto all’anno precedente di diversi punti percentuali, il che ha  alimentato la soddisfazione e l’ottimismo dei decisori pubblici ed in particolare del Sindaco della città che ha immediatamente  attribuito tale successo alle iniziative ed alle politiche di settore che ha messo in campo la sua amministrazione e, più in generale, al “cambio di passo” che la città ha avviato di conseguenza  in questi ultimi due anni. Indubbiamente il dato quantitativo gli da ragione ma se lo si confronta con quello di altre città direttamente concorrenti nel settore (vedi Firenze e Venezia ma anche Torino e Milano) sarebbe il caso di mitigare un  tantino l’ ottimismo che sa forse di uno strisciante atteggiamento demagogico e populistico.  Innanzitutto  le ragioni di questo apprezzabile incremento del fenomeno trova la sua ragione d’essere almeno  in tre motivazioni esogene, prima di tutto la tendenziale crescita del turismo internazionale che da ormai da 6 anni mostra una crescita annuale di oltre il 5% con una punta che sfiora il 7% l’anno scorso.  Di questa maggiore domanda Napoli (come l’intero Mezzogiorno) intercetta una percentuale ben minore delle maggiori città turistiche europee (cosi come la Campania per esempio rispetto alla Catalogna). Una seconda motivazione sta  nei cambi di destinazione “forzati” dalla nuova geo-politica che va definendosi nel Bacino del Mediterraneo  dove il fronte meridionale dal Maghreb al Machrek è stato destabilizzato prima dalle “primavere arabe” e poi da conflitti regionali e dal terrorismo  al punto che in alcuni paesi (vedi Egitto e Tunisia) il fenomeno turistico si è più che dimezzato.

Di conseguenza oggi come 4/5 anni fa accadde con gli attentati a Sharm el Sheik soprattutto il turismo organizzato ha ripiegato su mete della sponda nord del Mediterraneo, in particolare Spagna ed Italia anche a causa dei ben noti eventi che hanno interessato la Grecia. Infine, la crescente propensione dei viaggiatori ad usufruire dell’organizzazione dei tour operator  interessato all’economicità ed alla sicurezza dei viaggiatori. Il che ha coinciso a Napoli con la politica di molti albergatori che hanno giocato la loro competitività sul contenimento dei prezzi piuttosto che sul miglioramento e l’ampliamento dei servizi. Siamo dunque di fronte a fenomeni congiunturali che, come dimostra la storia del settore, hanno vita breve.

Il problema sta dunque nel come rendere strutturale la crescita congiunturale, individuando forme di intervento a scala locale e metropolitana   che diano risposte alle nuove caratteristiche che caratterizzano la domanda turistica in particolare quel segmento che comprende il “viaggiatore fai da te”, ovvero il turista che cerca “un’esperienza da vivere” e non solo un luogo da guardare attraverso l’obiettivo della sia Canon digitale. Una stima recente indica che tra i turisti auto organizzati che visitano Napoli circa il 35% si dichiara del tutto insoddisfatto dei servizi complementari  e collaterali alle bellezze ambientali e storico-culturali.

Tutto ciò quindi  impone un sostanziale cambio di prospettiva  partendo dall’ipotesi che la competitività nel settore non è più tra singole località con il loro patrimonio materiale quanto piuttosto tra sistemi economico-territoriali la cui organizzazione deve comprendere adeguate politiche di infrastrutturazione materiali ed immateriali oltre che la predisposizione di servizi complementari che creano valore. Non bastano, dunque, singoli eventi e grandi annunci che nelle intenzioni degli organizzatori sarebbero in grado di favorire la crescita e che poi finiscono (vedi per es. la Coppa America) con uno strascico di polemiche.

Se il turismo è ormai unanimemente considerato un settore industriale (complementare e non sostitutivo dell’attività manifatturiera così come da qualche parte ancora si ipotizza a proposito dello sviluppo di Napoli), allora bisogna individuare la sua capacità di produrre valore per lo sviluppo della città e della sua area metropolitana partendo dal dato che ci fornisce una delle più recenti metodologie d’analisi nel settore vale a dire il cosiddetto “moltiplicatore di presenza” che indica quanto valore aggiunto attiva una presenza turistica aggiuntiva in uno specifico luogo. Tale dato rileva che, a parità di spesa, in Italia nel complesso una presenza turistica aggiuntiva genera 103,4 Euro di valore aggiunto mentre nel Mezzogiorno e nelle maggiori città a sud di Roma sfiora i 70 Euro. Come colmare questo gap che assuma connotati ancora più gravi nel confronto diretto tra le maggiori città italiane? A questa domanda non è possibile rispondere con slogan e promesse elettorali, ma con metodologie d’analisi puntuali che permettano di mettere a punto in maniera sistemica la governance delle dinamiche di trasformazione del prodotto turistico, l’organizzazione di un’offerta coerente con il nuovo profilo del turista ed un piano di infrastrutture materiali ed immateriali che rendano Napoli ed il suo immenso patrimonio metropolitano veramente connesso, fruibile ed accessibile a tutti così come ci ricordano i tanti esempi in giro per il mondo. Con buona pace per gli improvvisatori.

Gennaro Biondi – Professore straordinario di Economia delle aziende turistiche presso l’Università Unitelma – Sapienza di Roma

21 aprile 2016

3 commenti per questo articolo “Il turismo a Napoli: dallo sviluppo spontaneo ad una mutazione governata”

  1. Valentina della Corte, Professore Associato di Economia e Gestione delle Imprese scrive:

    Ho letto il dibattito con estremo interesse. Sicuramente il problema congiunturale-strutturale è sempre stata la sfida del settore ma, onestamente, “è stata”. Stiamo per fortuna parlando del passato per quel che riguarda la nostra città. La consapevolezza della necessità di un serio processo di destination management è ormai diffusa tra le imprese e comincia a maturare nelle istituzioni. Ma chi scrive sa quanto sono aumentati i collegamenti aerei, che estendono in maniera esponenziale il mercato per il nostro territorio? Chi scrive sa cosa stanno realizzando le imprese locali del settore? E’ stato costituito da poco tempo il Convention Bureau della città, che sta candidando Napoli ai principali appuntamenti internazionali: un’iniziativa tutta privata, in cui le imprese hanno avviato un piano strategico investendo direttamente e a prescindere dai contributi pubblici, ma aperta e pronta a collaborare con le istituzioni, per il raggiungimento dell’obiettivo comune: valorizzare e rafforzare il posizionamento strategico della nostra città. E mi chiedo, si ha idea dei tassi di occupazione delle strutture alberghiere cittadine, comprese quelle in zone più disagiate, che, grazie alla competenza di manager di rilievo, riescono a catturare target molto positivi per la nostra città? A me sembra che le imprese stiano dimostrando crescente dinamicità. Ora occorre piuttosto che il pubblico faccia la sua parte ma, cortesemente, guardiamo avanti e smettiamola di criticare, guardiamo alle iniziative valide e pensiamo a come valorizzarle.Questa è la sfida per tutti noi che, a diverso titolo, abbiamo deciso di restare “nella nostra terra”.

  2. Gabriella Verde scrive:

    Lucida e puntuale l’analisi del prof. Gennaro Biondi, che pone con piglio propositivo la questione del governo del turismo a Napoli.
    Lungi dal disconoscere i dati il professore ne sottolinea il carattere congiunturale e, aggiungerei, estemporaneo. Sia ben chiaro ben vengano i turisti a Napoli e, anzi, ad Maiora! A condizione però che si tratti di flussi gestiti e non random. Per far ciò senza ricorrere a impegnativi investimenti di risorse e di pensiero, potrebbero già bastare poche regole di buon senso per favorire l’arrivo e la presenza e per riempire quei deficit che i visitatori già denunciano. Basterebbe in prima battuta porre rimedio alle loro rimostranze.
    Oltre ciò mi sembra opportuno e centrale, leggendo i buoni dati ufficiali del turismo in Campania, che vedono la Regione in ascesa per arrivi e presenze nel panorama nazionale e la collocano seconda dopo il Lazio facendo superare (nel 2014 e nel 2015) anche l’ambitissima Toscana, il rilancio di Napoli. L’auspicio, in buona sostanza, è quello di un turismo più napolicentrico. Nella top 30 dei maggiori beni visitati in Italia a pagamento infatti vi è una buona presenza di beni campani, trainata ovviamente dal secondo sito più visitato del Paese vale ad dire quello archeologico di Pompei, ma uno solo di Napoli città, rappresentato dal Museo Archeologico di Napoli. Ben poca cosa rispetto al patrimonio storico artistico della città, che ben conosciamo e che comprende, uno per tutti, la scultura del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, una delle opere più suggestive al mondo.
    E allora il monito è di porre proprio Napoli città al centro dei flussi in crescita del turismo campano, troppo spesso sacrificata a favore delle splendide Sorrento e Pompei.
    Un ultimo dato, doveroso, è poi quello della presenza dei siti Unesco. Sorprendentemente la Campania ne ha meno della Lombardia in numero, ma mi chiedo sul punto se sia possibile però valutare pari merito l’intero Centro Storico di Napoli con il solo Cenacolo Vinciano di Milano, ancorché depositario della magnifica tela dell’Ultima cena, dipinta da Leonardo.
    E su tale considerazione che vorrei condividere e stimolare una necessaria e opportuna politica di governo del turismo, in grado di orientare, valorizzare e mettere a sistema i flussi da esso generati.
    Gabriella Verde – Economista

  3. Mariarosalba Angrisani scrive:

    Non posso che condividere l’auspicio di una “mutazione governata” quale sfida che gli amministratori locali dovrebbero affrontare per trasformare gli elementi congiunturali, sintetizzati con il filtro critico ma rigoroso del Prof. Biondi, in interventi di crescita strutturale. Il turista (straniero o italiano) che si avventura alla scoperta di Napoli è, a pieno titolo, un turista “coraggioso”. Il coraggio e, ancor più, l’audacia del turista napoletano si manifestano nella forte motivazione ad esplorare la città, da un lato affrontando la scarsa e talvolta persino fuorviante informazione, dall’altro superando l’impatto con infrastruttture, specialmente di trasporto, assolutamente non all’altezza di un paese evoluto (esempio per tutti la degradante e degradata circumvesuviana che dovrebbe condurre ad alcune delle perle turistiche della Campania, quali Pompei e Sorrento). Il turista “coraggioso” affronta disagi e confusione poiché convinto che il godimento o, più propriamente, l’”esperienza” del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico di Napoli lo ripagherà di tutti questi sforzi. Più che un tour, il turista coraggioso intraprende un vero e proprio “safari” per i vicoli, affascinanti e misteriosi, della città, arrabattandosi in una sorta di “esperanto” perchè i locali, volenterosi e disponibili, stentano a comunicare in lingua diversa dall’italiano (o dal dialetto). Nel microcosmo del centro storico, che per multietnicità non ha molto da invidiare a quelli delle principali città europee, si verificano spesso fenomeni di interazione spontanea tra turisti -specialmente stranieri- e studenti, cittadini e operatori della zona nonché, in casi estremi, di solidarietà tra gruppi di turisti nello scambiarsi input e consigli, onde rimediare alla carenza informativa e infrastrutturale. La spontaneità appare, dunque, il fattore chiave dell’attrattività della città. Congiuntura e spontaneità sono, tuttavia, concetti che stridono, al pari di un ossimoro, con l’idea di pianificazione degli interventi mirati a dar impulso all’attività turistica. Pertanto, se l’accento è posto sul valore, inteso quale vantaggio competitivo durevole e (soprattutto) sostenibile, a corollario del più che condivisibile quesito dell’editoriale relativo alla competitività, l’amministrazione comunale di Napoli non può esimersi dal fornire risposte adeguate ad un’altra -cruciale- domanda e cioè: quali elementi di innovazione intende inserire nelle sue politiche di sostegno allo sviluppo turisico della città? Evitando, magari, inutili proclami.
    Mariarosalba Angrisani, Ufficio Trasferimento Tecnologico, Università Federico II

 

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