Immobili pubblici motori di rigenerazione urbana: L’esempio di Pozzuoli e Nola

A cura della Redazione Nagorà

Oggi la rigenerazione urbana, in una visione condivisa e trasversale, sposata da urbanisti e architetti così come dalla maggior parte degli amministratori pubblici, è possibile solo attraverso il recupero sostenibile dell’esistente, il miglioramento delle condizioni ambientali, ecologiche ed energetiche dei territori, la crescita della vita partecipativa e attiva alla comunità. Gli immobili pubblici giocano un ruolo chiave in questa partita, sia nella loro funzione primaria di luoghi di amministrazione pubblica con cui il cittadino necessariamente si relaziona, sia come contenitori di progetti di sviluppo territoriale e sociale. Basti pensare che a Napoli ci sono oltre 700 beni dello Stato che l’Agenzia del Demanio gestisce, quasi il 43% di quelli dell’intera regione. Molti spazi, molti metri quadri che sono solo una parte del patrimonio pubblico della città. Qui, come altrove, l’Agenzia può e deve lavorare per creare le condizioni di cooperazione istituzionale e sinergia operativa, anche con i privati, indispensabili per costruire progetti di recupero e riuso degli immobili pubblici in abbandono o non utilizzati al meglio. A Pozzuoli, ad esempio, il progetto di riqualificazione dell’Ex S.M.O.M è una incredibile opportunità di miglioramento del contesto urbano e sociale dell’intera area circostante: partendo da un’operazione di recupero di un immobile, ormai in forte degrado, si ridisegnerà un territorio, dal grande potenziale paesaggistico, con impianti culturali e turistici, attività commerciali e spazi a fruibilità pubblica come un auditorium e un parco attrezzato. Insomma una nuova area a “forte vivibilità”. Un progetto di grande impatto sociale che, per questo, abbiamo scelto di accompagnare con una consultazione pubblica, un canale per cittadini, associazioni, operatori che vorranno presentare il loro scenario di valorizzazione, contemperando il riuso sociale degli spazi e quello a più alto contenuto economico. Presto partirà anche per l’ex Caserma Cesare Battisti a Nola una consultazione per raccogliere idee e proposte progettuali che possano ridisegnare il futuro dell’ex struttura militare, trasformandola in un polo di uffici pubblici secondo il modello del Federal Building. L’uso della consultazione fa parte, quindi, di una strategia più generale di condivisione e sintonia con i territori, primi e diretti fruitori di questo lavoro: l’obiettivo è di individuare tutti gli strumenti e i percorsi possibili con cui ribaltare il paradigma per cui il patrimonio pubblico rappresenta un costo per la collettività e testimoniare quanto invece sia risorsa, potente e strategica, per stimolare nuove iniziative e attività fruibili dalle comunità.

 

Roberto Reggi
Direttore Agenzia del Demanio

 

26 maggio 2016

Un commento per questo articolo “Immobili pubblici motori di rigenerazione urbana: L’esempio di Pozzuoli e Nola”

  1. Massimo Clemente scrive:

    I processi di rigenerazione urbana attraverso la valorizzazione dei ‘beni comuni’ sembrano essere il tema del momento, oggetto di grande attenzione da parte degli studiosi, degli imprenditori e dei politici.
    La rigenerazione urbana è un processo complesso che si compie positivamente solo quando convergono una serie di fattori: visione unitaria del futuro dell’area urbana, prospettiva multiscalare, coesione della comunità dei cittadini o quanto meno assenza di grandi conflittualità, partecipazione e collaborazione dei diversi gruppi sociali presenti, equilibrio tra le diverse dimensioni della sostenibilità, attenzione al tema della resilienza in una prospettiva di medio lungo termine.
    Il nodo da sciogliere è proprio nello scontro che spesso avviene tra gli stakeholder dei tre ambiti della sostenibilità − economica, ambientale o sociale − in quanto gli interessi variano a secondo della prospettiva assunta.
    Emerge la necessità di approcci innovativi in grado di attivare la relazione tra i diversi soggetti, promuovere la risoluzione dei conflitti e sviluppare progettualità condivise per le aree di sovrapposizione di differenti target. Decision makers, stakeholders e tutti i cittadini sono spettatori e allo stesso tempo attori del processo di rigenerazione urbana e l’assenza di uno solo degli attori può scatenare conflitti e bloccare il processo.
    In questo contesto, il ruolo dell’urbanista non è più solo quello di analizzare e proporre strategie ma di comprendere e mediare gli interessi. L’urbanistica assume nuove modalità interpretative e attuative che privilegiano le attività di conoscenza intersettoriale, mediazione e negoziazione.

 

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