La città al bivio

A cura della Redazione Nagorà

Napoli è a un bivio. Le immagini della galleria fotografica che apre questo numero di Nagorà ne mostrano con efficacia il doppio volto. Da una parte, la Napoli deindustrializzata, urbanisticamente immobile, architettonicamente degradata, infiltrata dall’illegalismo, spesso insicura. Dall’altra, la Napoli delle grandi risorse ambientali, artistiche, professionali, demografiche. Un tesoro ineguagliabile di potenzialità.

Il bivio é questo. Tra l’assuefarsi a una crisi che appare strutturale e culturale al tempo stesso. E uno sforzo di mobilitazione adeguato alla gravità della congiuntura e fondato su un’idea di città capace di valorizzare le energie locali e di rendere attrattivo il territorio.

A chi chiedere questa mobilitazione? Alla politica, ai partiti, alle amministrazioni elettive, cui spetterebbe il compito di facilitare la soluzione dei problemi, di creare le condizioni per uno sviluppo urbano non effimero, di promuovere strategie di riqualificazione, di garantire una vivibilità al passo col paese e con l’Europa. Ma non solo.

A Napoli esiste un ricco tessuto di competenze culturali e tecnologiche, eccellenze d’impresa, qualificate energie giovanili, associazioni, reti telematiche. È anche da questo tessuto civile che bisogna attendersi un impegno eccezionale di partecipazione, di iniziativa progettuale, di proposte che mettano assieme e rendano coerenti interessi privati e bene pubblico, “spiriti animali” e comunità.

Il che non significa riproporre il mito della società civile in contrapposizione alle insufficienze della politica. Napoli é in crisi perché manca di una politica adeguata, ma anche perché le sue articolazioni sociali appaiono sfibrate, disorganizzate, disperse in una somma di microcorporativismi. Politica e società civile sono insomma le due facce della stessa medaglia, cioè della stessa crisi. La debolezza dell’una è destinata a riflettersi nella debolezza dell’altra. Il che significa che non sarà possibile voltare pagina senza un processo di simmetrico rinnovamento: della politica e della società civile.

Paolo Macry 

21 gennaio 2016

3 commenti per questo articolo “La città al bivio”

  1. Gennaro Biondi scrive:

    L’editoriale di Paolo Macry ripropone un quesito di fondo al quale la classe dirigente nel suo complesso non risulta in grado di dare una risposta convincente sul piano progettuale ed appare solo interessata a giocare a scaricabarile sull’individuazione delle altrui responsabilità che alla fine non sono mai di un sol settore economico o di una specifica organizzazione sociale. Ragion per cui mentre tutti parlano (spesso a sproposito) il sentimento dominante che attraversa la comunità urbana è rappresentato dall’assuefazione al peggio a fronte di un timido richiamo al meglio che, seppur a fatica, una metropoli complessa come Napoli è pur sempre in grado di esprimere. E la storia, a dir meglio il rituale, si ripete nei commenti di De Masi, che esprime in modo esplicito un colto pessimismo, di Velardi, che appare affascinato dall’utopia della post- politica, di Brancaccio che forse condizionato impropriamente dal proprio cognome accusa la nuova dirigenza dell’ACEN (che è solo promotore del blog!) di scarso impegno nella sezione dei vertici politici locali. Infine, Prezioso nella sua qualità di presidente dell’Unione degli industriali napoletani, tende essenzialmente ad una difesa d’ufficio della sua associazione.

    Mi chiedo, ma lo chiederei soprattutto agli illustri commentatori, perché non proviamo – magari per una volta – a fare il bilancio di ciò che possiamo fare per la città a prescindere dalla propria soggettività culturale e dalla eventuale appartenenza politica? Prima che sia troppo tardi. Prima di ritrovarci di fronte ad uno spazio metropolitano “senza anima”, ovvero, come già scriveva Harvey a proposito della crisi della modernità, di fronte ad “un territorio senza potere” alla mercé di “poteri senza territorio”.

    Gennaro Biondi

  2. Massimo Clemente scrive:

    L’analisi di Macry è lucida e puntuale, i commenti interessanti e meritevoli di approfondimento. Acen è stata attiva ma non incisiva in questi anni, così come non sono state incisive altre Istituzioni come le Università e il CNR in cui chi scrive opera.
    La politica è debole e la società frammentata ma si registrano molte iniziative micro-imprenditoriali creative, soprattutto nel campo del turismo e tempo libero.
    Con tale consapevolezza dobbiamo mettere a fuoco nuove visioni e strategie capaci di attivare processi di sviluppo urbano a cui la politica non potrà sottrarsi. La mancanza di incisività può essere superata solo attraverso grandi reti collaborative e mi sembra che Acen si stia muovendo in questa direzione.
    Nagorà è un’ottima iniziativa e sono lieto di contribuire al confronto – buon lavoro.

  3. Attilio Belli scrive:

    Fedele alla considerazione di Gabriel G. Màrquez “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla” ho provato a ricordarmi delle vicende urbanistiche della nostra città degli ultimi cinquant’anni in un libro che esce in questi giorni Memory cache. Urbanistica e potere a Napoli. E’ la testimonianza delle difficoltà che ostacolano a Napoli l’affermazione di un’urbanistica pienamente indipendente da altre competenze, ma soprattutto dal mondo politico. Come nella memoria artificiale (memory cache), il ricordo nascosto dell’attività di formazione, d’insegnamento e di ricerca, all’interno dell’Università, riemerge nell’intreccio sofferto con l’azione delle forze sociali e politiche della città. Vengono ripresi innumerevoli episodi di governo del territorio disseminati lungo l’intera seconda metà del Novecento e dei primi anni Duemila: il Centro Direzionale, il Centro storico e il Regno del Possibile, Neonapoli, Monteruscello, il Piano Regolatore, Bagnoli, Scampia, il Piano Territoriale Regionale, il Piano Strategico. All’interno di questo complessivo scenario il variegato rapporto sapere urbanistico- potere vissuto dall’autore acquista il senso più profondo di naufragio: “Naufragium feci, bene navigavi”?
    Attilio Belli

 

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