La Risorsa Mare

A cura della Redazione Nagorà

Le città costiere hanno sempre tratto dal mare una delle principali fonti di ricchezza e di sviluppo e, attraverso il mare, hanno consolidato nel tempo la loro identità e ‘forma urbana’. In questo senso, le aree costiere e, in particolare gli ambiti portuali, come luoghi di confine di terraferma e mare, rappresentano le ultime propaggini di un sistema insediativo che si affaccia sull’acqua, ne incarnano il rapporto, proprio perché luoghi di transizione, di passaggio e di scambio, sia fisico che simbolico.

Il porto è luogo duplice, ambiguo, perché accoglie l’incontro tra la cultura della terra e la cultura del mare, ma anche perché si dispone spesso come elemento di intersezione tra la dimensione longitudinale della linea di costa, il margine sempre mutevole tra terra e mare, e una dimensione trasversale, il rapporto con il sistema territoriale interno. In passato lo spazio portuale era prima di tutto uno spazio pubblico aperto, uno dei luoghi principali della città, deputato a rappresentarla come espressione della struttura urbana a contatto con il mare. Nel tempo la tendenza ad una specializzazione funzionale delle aree portuali, comincia a determinare una separazione fisica con la città consolidata e alle piazze a mare si sostituiscono i muri, le delimitazioni, i varchi doganali che separano e allontanano le città dall’acqua. Con il paradosso che per molte città di mare, e l’esempio di Napoli è emblematico, lo spazio portuale diventa per circa due secoli una parte di città negata ai cittadini, con uno statuto urbanistico e amministrativo addirittura separato e autonomo. È solo da pochi decenni, anche in seguito alla dismissione di interi comparti produttivi spesso insediati proprio sulle aree costiere, che si assiste a fenomeni di riappropriazione degli ambiti portuali, attraverso ambiziosi programmi e interventi di rigenerazione urbana delle aree di costa, con l’inserimento di nuove funzioni che riavvicinano i cittadini al mare. Funzioni turistico/ricettive, culturali e fieristiche, insieme a nuove aree residenziali che rianimano luoghi ormai divenuti marginali e privi di vitalità, dove il recupero e la rifunzionalizzazione di preesistenze produttive, si misura con la presenza di inserti contemporanei, confrontandosi di volta in volta con il carattere dei luoghi.

A partire dagli anni novanta del secolo scorso, interventi di questo tipo sono stati realizzati in molte città europee, una delle più note è Barcellona che, in occasione  delle Olimpiadi del 1992, recupera il fronte a mare della zona orientale della città e realizza il grande Villaggio Olimpico, successivamente diventato un quartiere della città. In questo numero ospitiamo invece l’intervento realizzato nei decenni scorsi ad Amsterdam, più specificamente nell’isola KNSM, importante area portuale del Novecento ad Amsterdam, la cui progressiva dismissione ha determinato un processo di trasformazione urbana dell’area, prima spontanea da parte dei cittadini e successivamente strutturata attraverso un percorso virtuoso tra piano urbanistico e progetti architettonici (consueto per la realtà olandese),  tale da rappresentare un caso esemplare di intervento urbano a mare, a prevalente carattere residenziale. In Italia l’esempio più significativo, in questo senso, è rappresentato dal recupero del Porto Vecchio di Genova quando, in occasione delle Celebrazioni Colombiane del 1992, Renzo Piano progetta un intervento complessivo di rigenerazione urbana di una parte dismessa delle aree portuali genovesi, restituendola alla città. Il caso di Genova resta tuttavia, nel nostro paese, abbastanza isolato nel novero delle realizzazione di programmi urbani complessi relativi agli interventi sulle aree costiere, che manifestano tuttora diverse criticità e nodi problematici. In questo senso abbiamo scelto, per la costa napoletana, l’intervento di riqualificazione del waterfront del Porto Monumentale di Napoli e l’intervento di riqualificazione dell’area ex-Sofer di Pozzuoli. Due ambiziosi programmi di trasformazione urbana di aree strategiche per il territorio metropolitano costiero. Il primo che riconfigura una parte importante ed estesa del porto di Napoli, a diretto contatto con la città storica, che si ricongiunge dopo tanto tempo al mare. Il secondo che, in seguito alla dismissione di un’importante realtà produttiva localizzata sulla costa puteolana, anche in questo caso ricollega la città al mare e riconfigura un nuovo contesto urbano. Per entrambi gli interventi, attualmente ancora in itinere, va considerata come prioritaria la dimensione metropolitana degli interventi che, se ce ne fosse ancora bisogno, richiama ancora una volta al centro della riflessione l’importanza della città metropolitana e la necessità di riportare anche il tema della risorsa mare in una più complessiva dimensione strategica.

Carlo De Luca

6 aprile 2016

 

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