La sicurezza degli edifici

A cura della Redazione Nagorà

Il recente sisma del 24 agosto scorso che ha colpito alcuni paesi del Centro Italia, ha drammaticamente riproposto alcuni temi e interrogativi che sistematicamente riappaiono in concomitanza con eventi di questo tipo. E solo in questi casi, purtroppo, ci si ricorda della fragilità del nostro territorio, che è fragilità idrogeologica, sismica, e dalle nostre parti anche vulcanica, e dell’inadeguatezza complessiva del patrimonio edilizio esistente, che si compone del patrimonio edilizio privato, prevalentemente residenziale ma anche della maggior parte degli edifici pubblici.  Si parla di numeri enormi, quando si tenta di fornire una dimensione realistica degli edifici su cui è urgente intervenire e delle ingenti risorse da utilizzare. Solo per mettere in sicurezza gli edifici pubblici sarebbero necessari circa 40 miliardi di euro. Naturalmente, in seguito agli eventi sismici, si pone più spesso il tema della ricostruzione, più che della messa in sicurezza degli edifici, ed è proprio il caso dell’ultimo sisma, di cui abbiamo ancora negli occhi le immagini dei centri storici distrutti e praticamente cancellati. Una ricostruzione che possa essere recupero della memoria storica del vecchio paese, della rifondazione, laddove le condizioni geomorfologiche lo consentano, sul sito originario, recuperando il carattere dell’impianto urbanistico originario e misurando i nuovi interventi anche attraverso il recupero dei caratteri tipo-morfologici originari, secondo un misurato equilibrio tra vecchio e nuovo, tra storico e contemporaneo, tra esigenze delle comunità di conservare un’identità e nuove e aggiornate esigenze funzionali. Non è un percorso semplice, né metodologicamente univoco. Gli esempi delle ricostruzione post sisma nel nostro paese, si pensi alla Gibellina del Belice, o alle ricostruzioni delle zone interne dell’Irpinia o alle new town dell’Aquila, ci raccontano le difficoltà, le inadeguatezze e gli approcci alcune volte sbagliati di una storia difficile e complessa.

Non è possibile prevedere i terremoti, né è facile immaginare oggi di definire un piano complessivo di messa in sicurezza del patrimonio edilizio del nostro paese, tuttavia manca ancora una cultura diffusa della prevenzione, l’incapacità di una programmazione costante e continua nel tempo che, ad esempio, riesca a mettere in sicurezza almeno gli edifici pubblici. Alcuni recenti e purtroppo tragici eventi, hanno sollevato in questi anni una particolare attenzione per l’edilizia scolastica esistente. Nel 2009, in seguito al crollo di una controsoffittatura in una scuola di Torino, che determinò la morte di uno studente, la Regione Campania si sentì sollecitata ad attivare il Sistema Regionale di Anagrafe dell’Edilizia Scolastica, in base al quale tutti i Comuni e le Province della Campania, avrebbero dovuto avviare l’Anagrafe Edilizia Scolastica per gli edifici scolastici, per cui era prevista anche la verifica sismica delle strutture e il loro successivo adeguamento. Un approccio sistematico efficace che, avrebbe potuto avviare una reale messa in sicurezza dell’edilizia scolastica, anche perché oggi il Governo ha stanziato, su questa misura, numerose risorse. Fino ad oggi non è stato fatto molto nelle nostre scuole, per mancanza di lungimiranza amministrativa, ma anche perché, purtroppo, calando l’attenzione sull’argomento, la sicurezza degli edifici diventa sempre meno una priorità. Per il tema di questo numero abbiamo scelto due esempi, profondamente diversi per dimensioni e caratteristiche, tuttavia entrambi accomunati da eventi calamitosi che li hanno determinati. Per Napoli abbiamo scelto un intervento di sostanziale messa in sicurezza di un isolato urbano nel centro storico della città, in seguito ad un forte nubifragio del 2011 che aveva determinato un importante cedimento fondale degli edifici. Per il secondo esempio abbiamo scelto la ricostruzione della zona del Chiado a Lisbona, in seguito ad un incendio di enormi proporzioni che, nel 1998 danneggiò e distrusse gran parte di quest’area  della città. Un esempio diverso e più ampio di “messa in sicurezza” che viene applicato non solo sugli edifici e sulle loro caratteristiche architettoniche e strutturali, ma anche sul sistema degli spazi pubblici e della mobilità.

Carlo De Luca

3 ottobre 2016

 

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