L’architettura cerca casa

A cura della Redazione Nagora

Il significato originario dell’abitare esprime uno dei principi costitutivi dell’architettura, risalendo addirittura, con Vitruvio, alla capanna primitiva come idea di un’architettura archetipica che l’uomo realizza costruendo un rifugio che non è solo riparo rispetto all’esterno, ma anche espressione di un bisogno di comodità e di piacere. Questo bisogno ha attraversato le epoche e i modi nei quali l’architettura lo ha diversamente interpretato, rappresentando di volta in volta lo spirito del tempo o talvolta, addirittura anticipandolo. Ad un certo punto questa esigenza è diventata collettiva ed è stato necessario, nella definizione degli assetti urbani e di fronte ad un diritto alla casa oggi riconosciuto in molti paesi, realizzare brani di città che rispondessero ad una domanda abitativa pubblica, in particolare per le classi sociali economicamente più disagiate. E allora abbiamo assistito, nella modernità, alle prime sperimentazioni abitative del razionalismo che affrontava il tema della casa attraverso il concetto di existenz minimum, per ottenere uno spazio minimo per la casa, ottimizzando e razionalizzando l’organizzazione spaziale e funzionale dell’abitazione, passando per la machine à habiter di Le Corbusier, fino agli esiti problematici della grande dimensione nei quartieri periferici.

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Nell’epoca della contemporaneità il tema della casa non appare più così centrale nel dibattito architettonico (ma forse è proprio il dibattito teorico in sé che è oggi molto meno presente), se non per l’opzione energetica che, in alcuni casi, sembra rappresentare una nuova frontiera e una nuova prospettiva per l’architettura contemporanea come, ad esempio, l’intervento residenziale realizzato a New York City da Bjarke Ingels Group (BIG), uno degli studi di architettura più emergenti in questo momento. Con l’edificio da poco ultimato a Manhattan sulle rive dell’Hudson, BIG propone un’architettura denominata courtscraper, che mette insieme il tradizionale grattacielo residenziale newyorchese con il carattere dell’edificio a corte europeo, ottenendo il  singolare risultato formale di una piramide deformata con una corte centrale. L’intervento si articola su più di 700 alloggi di diverse dimensioni per 32 piani, con circa 45.000 mq di spazi commerciali e sportivi e una corte centrale di circa 22.000 mq. Per la riduzione dell’impatto ambientale e una maggiore efficienza energetica, è stato realizzato un sistema centrale di filtraggio dell’acqua e la ventilazione naturale degli spazi interni a consumo ridotto. Inoltre l’offerta residenziale è stata immaginata con una quota del 20% destinata a residenti a basso reddito.

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Sul tema della residenza a basso reddito, in Europa e in Italia la domanda abitativa si è in questi anni ulteriormente articolata e, affianco all’edilizia residenziale pubblica, si è andata definendo l’edilizia residenziale sociale, che definiamo housing sociale, oggetto di politiche abitative per nuove forme dell’abitare che cominciano a farsi strada con vari risultati nel nostro paese, con la consueta maggiore difficoltà di affermazione nel Mezzogiorno. Negli interventi di housing sociale il progetto architettonico è parte di un processo integrato più articolato, dove l’architettura è chiamata di volta in volta a misurarsi oggi con un’eterogeneità di bisogni, non ultimo quello di realizzare abitazioni sostenibili e a basso costo come nell’esempio che qui documentiamo di Casa 100k di Mario Cucinella, che può rappresentare una delle prospettive possibili e praticabili di una casa per il futuro.

Carlo De Luca
presidente InArch Campania

31 maggio 2017

 

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