Le Città della Scienza

A cura della Redazione Nagorà

Le Città della Scienza si identificano come sistemi di edifici e di spazi aperti con caratteristiche urbane e con la dichiarata destinazione funzionale di luoghi per la divulgazione della cultura scientifica e tecnologica, la cui immagine più ricorrente è oggi quella della sfolgorante Città delle Arti e della Scienza progettata da Santiago Calatrava a Valencia, con cui apriamo questa sezione.

Si comincia a parlare di Città della Scienza in Italia quando, agli inizi degli anni Novanta, la Fondazione IDIS (Istituto per la valorizzazione e la diffusione della cultura scientifica) decide di installare a Napoli il primo museo scientifico interattivo italiano e, proprio negli anni della dismissione dell’Italsider, di acquisire l’area della Federconsorzi a Coroglio recuperando gli edifici dismessi.

Su progetto di Pica Ciamarra Associati, nel 1996 apre il primo nucleo dello Science Centre, recuperando e trasformando l’antica Vetreria Lefevre, un lungo edificio sul mare risalente al 1852. Ma il progetto urbanistico che l’Amministrazione Comunale stava definendo per quell’area andava in un’altra direzione. Nel 1998 viene approvata la Variante per la Zona Occidentale che prevedeva, per la piana di Coroglio, la realizzazione di un grande parco urbano, il recupero del rapporto con il mare, il ripristino della balneabilità. Previsioni non ritenute compatibili con la nascente Città della Scienza per la quale, tuttavia, si giunge ad una sorta di autorizzazione a tempo determinato, in seguito ad un Accordo di Programma con Regione, Provincia e Comune nel quale si stabilisce che 66 anni dopo il completamento di tutte le opere previste si sarebbe dovuto provvedere al ripristino dell’ambiente naturale abbattendo i manufatti presenti per consentire la completa attuazione delle previsioni di piano, che vengono confermate nel Piano Urbanistico Esecutivo di Coroglio, approvato nel 2005. Come sappiamo, i fatti sono poi andati in modo diverso.

Un incendio divampato la sera del 4 marzo del 2013 distrugge quattro dei sei capannoni su cui è articolata Città della Scienza e immediatamente, sull’onda emotiva del tragico evento, si apre una discussione sulla ricostruzione com’era e dov’era o più all’interno della piana di Coroglio, anticipando di molti anni quanto sostanzialmente previsto dalla variante urbanistica.

Come spesso accade, si stabilisce salomonicamente di adottare un criterio intermedio, scegliendo di ricostruire sostanzialmente nella posizione originaria anche se non ripristinando filologicamente l’edificio preesistente e, nel novembre 2014, viene bandito un Concorso Internazionale di Progettazione del Nuovo Science Centre di Città della Scienza, di cui pubblichiamo i progetti dei primi tre classificati.

Sempre sullo stesso tema, alla fine del 2014 viene bandito a Roma un Concorso Internazionale di Progettazione per il quartiere della Città della Scienza, di cui ci è sembrato opportuno, non solo per l’analogia del tema, pubblicare nella sezione Mondo i risultati con i sei progetti vincitori.

E nella stessa sezione abbiamo voluto inserire anche un’opera realizzata, sempre riferita al tema dei musei scientifici. Abbiamo scelto il MUSE il Museo della Scienza progettato da Renzo Piano e realizzato a Trento nel 2013, il Museo che applica il criterio di Zero Gravity.

Carlo De Luca

21 gennaio 2016

 

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