Le infrastrutture sono investimenti

A cura della Redazione Nagora

La città metropolitana di Napoli è terza in Italia, dopo Roma e Milano, segue Torino con due milioni e mezzo di popolazione. Terza metropoli italiana per abitanti, prima per densità abitativa. Il territorio occupa appena l’8,6% della regione (13.590 km²); oltre tre milioni di persone si concentra in quell’area. La demografia crea uno squilibrio territoriale rispetto al resto della regione, meno popolata e più estesa. Altre cinque aree metropolitane superano il milione: Palermo, Catania, Bari, Firenze e Bologna. Tutte sono, nel bene e nel male, una concentrazione per le crescenti economie di scala, relative a consumi ed investimenti. Altre quattro città sono sotto la quota del milione, ma restano in una dimensione impropriamente metropolitana. I Comuni italiani sono 7964, al netto delle nove metropoli e delle quattro città di secondo livello. L’insieme dei comuni si lega a sistemi di reti, viarie e ferroviarie. Ma nell’area del centro nord si addensano, anche fuori delle aree metropolitane, sistemi infrastrutturali, scheletri possenti che creano crescita e sviluppo. Nel Mezzogiorno c’è solo una delle tre grandi metropoli ed una rarefazione nel resto del territorio.

La grande recessione ha svuotato il prodotto potenziale – dopo il 2008 – proprio perché le grandi infrastrutture, lo scheletro meridionale, non avevano la stessa capacità di quelle centrosettentrionali.

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Torniamo alla metropoli napoletana,  il nord del Mezzogiorno: tra Salerno e Caserta. Che ha anche, in aggiunta alla sua dimensione, uno scheletro infrastrutturale notevole. Ma necessita di migliori e più efficaci infrastrutture per il resto del Mezzogiorno.

Salire verso il Nord è più facile. Infatti dal Nord scendono verso il Sud merci, servizi e passeggeri. Fino a Napoli e Salerno. E’ stata inaugurata, il 5 giugno, una grande infrastruttura: la stazione ferroviaria di Afragola. Che smisterà il traffico dei passeggeri verso Napoli e verso Salerno. Creando ulteriori opzioni per arrivare a Bari e  Reggio Calabria.

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Afragola diventa un punto strategico perché, dopo la creazione della città metropolitana di Napoli, dovrebbero essere proprio le medie città della Campania a chiedere una rete, un vero e proprio scheletro per trasferire merci, servizi e passeggeri. Non si tratta solo di viabilità e ferrovie. Ci sono reti per l’energia, per le telecomunicazioni, per i viaggi aerei e molte altre ancora. Queste infrastrutture non devono essere considerate solo come oggetti da costruire, e poi lasciare sul campo.

Le infrastrutture devono erogare merci e servizi, trasporti e passeggeri: devono allargare la dimensione dell’economia grazie alle loro prestazioni. Non sono monumenti sono investimenti: le due cose sono molto diverse una dall’altra.  

Massimo Lo Cicero – Economista, docente Unisob e Stoà

16 giugno 2017

 

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