Luciano Brancaccio, Ricercatore di sociologia dell’ambiente e del territorio

A cura della Redazione Nagorà

Prendo sul serio il bivio indicato da Macry nell’editoriale. Non rassegnandomi alla crisi strutturale e fidando – ingenuamente secondo De Masi, ma allora decidiamo di morire in silenzio e buonanotte… – sulla presenza diffusa in città di competenze, motivazioni, orientamenti di valore, capacità di azione, qualità morali, energie, tradizioni sociali compatibili con l’economia di mercato e globale dei nostri giorni. È una convinzione della ragione, fondata sulla conoscenza, e della volontà: che alternativa abbiamo?

Ma per prendere sul serio questo bivio occorre andare dritti al tema dello sviluppo, attingendo agli studi più seri e internazionalmente riconosciuti. Tutti puntano l’attenzione sulla capacità delle classi dirigenti di giocare un ruolo propulsivo, con differenze (da cui il dibattito, talora anche acceso) che riguardano l’origine dei processi emergenti: la cultura, i contesti istituzionali, la politica in senso stretto, la tecnologia, la geografia, la geopolitica. Che siano qualità derivate o intrinseche delle classi dirigenti, la capacità di azione (soprattutto nei confronti dei decisori politici), di produzione di beni pubblici, di promozione dell’innovazione, di correttezza negli affari, di orientamento alla comunità sono le condizioni necessarie di ogni percorso di sviluppo o comunque di un accettabile funzionamento dell’economia e quindi della qualità sociale.

Dall’associazione costruttori viene l’invito a contribuire in questa direzione. È un invito importante e impegnativo soprattutto per chi lo promuove, proprio per il ruolo di responsabilità nei processi di sviluppo della città ricoperto dall’associazione. Le competenze tecniche e imprenditoriali nel campo dell’edilizia costituiscono un patrimonio importante della città e di tutto il paese se consideriamo i tanti lavori aggiudicati in altre parti d’Italia. Ma insieme a questo va considerata la capacità di azione civile e politica. Nel corso della prima repubblica i costruttori napoletani sono stati la stampella economica di un regime urbano (in senso tecnico) centrato sulla Democrazia Cristiana che insieme a importanti risultati sul piano della diffusione del benessere si è assunto pesanti responsabilità proprio in relazione ai comportamenti disfunzionali per lo sviluppo (illegalità, clientelismo, corruzione, scarsa innovazione).

Nella seconda repubblica – anche per il passaggio generazionale e forse per un senso di colpa comprensibile ma non giustificabile – l’associazione è sparita dalla scena pubblica (ma lo stesso si può dire per le altre organizzazioni di impresa). Riluttante o incapace di incidere nella selezione e orientamento dei vertici politici. Un eccesso di protagonismo in una fase e un deficit di responsabilità in un’altra. Questa iniziativa può considerarsi prodromica a una terza via?

Luciano Brancaccio

VAI ALL’EDITORIALE

21 gennaio 2016

3 commenti per questo articolo “Luciano Brancaccio, Ricercatore di sociologia dell’ambiente e del territorio”

  1. Riccardo Giustino scrive:

    Dissento radicalmente dall’affermazione di Luciano Brancaccio in cui sostiene che l’Acen “nella seconda Repubblica è sparita dalla scena pubblica” dando così segno di “un deficit di responsabilità”. Dissento perché non è vero e porto brevemente la mia testimonianza sul ruolo vero che l’Acen svolge a cominciare, e anche prima, dalla mia presidenza conclusasi nel 2003. E’ stato un ruolo centrale nella vita pubblica di Napoli, con idee e progetti per la risalita della città. Diversa è la questione sugli esiti di questo impegno che non è stato colto nel pieno della sua ampiezza, smorzando la tensione che ne era alla base e, così, lasciando Napoli com’era.
    A cominciare dalla proposta dell’Acen accolta subito dal Comune per la costituzione della società Sirena. Quell’impulso è venuto appunto dall’Acen ed è stato decisivo. Il centro storico con il grande patrimonio edilizio della città era ridotto in condizioni di grave fatiscenza, sicché Comune ed Acen si sono messi insieme dando vita con propri capitali ad una società per ristrutturare le parti comuni degli edifici. Tanti ne hanno fruito (sono più di 1200 i cantieri avviati), con il sostegno finanziario della Regione Campania. Inopinatamente, però, Sirena, che doveva evolversi fino a divenire la società per centro storico di Napoli alla stregua delle grandi capitali europee, è stata prima fermata e poi disciolta. Spiace ora dover assistere ai frequenti pentimenti e ai flebili propositi di volerla ripristinare, mentre il centro storico, grande questione napoletana, vede progressivamente aumentare il proprio degrado in un totale abbandono.
    E ancora. A riprova della sensibilità civile dei costruttori napoletani che hanno inteso qualificarsi come classe dirigente per ammodernare la città, l’Acen, forzando secondo taluni il suo stesso ruolo di promozione dello sviluppo, ha concepito e messo a punto tre iniziative di project financing. Era appena disponibile, in quegli anni, la normativa nazionale e l’Acen, battendo sul tempo tutte le altre realtà nazionali, ha dato vita a tre organismi societari chiamando a farne parte le imprese napoletane che hanno così impegnato propri capitali e avviando tre distinte iniziative per arricchire la dotazione infrastrutturale di Napoli: ”il parco delle Cave” di Chiaiano, il porto turistico a Vigliena, il completamente del Centro direzionale. Vi fu un vasto apprezzamento a Napoli per la nuova e coraggiosa funzione dei costruttori, nei fatti però è stato duro far avanzare queste tre iniziative di finanza innovativa: dopo anni di vita stentata, nessuna delle tre ha mai visto la sua concreta attuazione. Rimangono, ora, a più di venti anni, i tre progetti e l’amarezza di chi li aveva promossi con propri capitali di rischio.
    C’è in tutto questo un deficit di responsabilità dei costruttori di Napoli? Studi, progetti, proposte tecniche, partecipazione attiva al dibattito sulla città continuano ad essere i caratteri dell’azione dell’Acen e sono entrati ormai in modo costitutivo a far parte del modo di essere, dello stile e del comportamento concreto della nostra organizzazione, con la consapevolezza di dover essere un fattore vitale di spinta e di avanzamento.
    Un ultimo esempio, ancora, fra i tanti che, per ragioni imposte dalla brevità di questa nota, devo omettere. Mi riferisco a Bagnoli, punto essenziale per la crescita e la valorizzazione di Napoli. E’ stata l’Acen, negli anni della prima pianificazione urbanistica di quel sito, ad avviare il dibattito sulla sua inadeguatezza e a segnalare l’importanza di modifiche sostanziali alla sua stessa impostazione. Con uno studio rigoroso, l’Acen segnalò e successivamente ha sempre riconfermato che quel piano, per come era stato concepito, non avrebbe prodotto valore e che in alcun modo sarebbe stato in grado di autofinanziarsi. Intuizione, questa, mai smentita, ancorché disconosciuta nei fatti, che ancora rimane il punto debole della proposta per Bagnoli. L’Acen, subito, mise in evidenza che, per le caratteristiche dell’area, occorresse darle il senso prevalente del sviluppo turistico e della cultura, con attrattori economici che producessero valore e via di seguito, senza in alcun modo accrescere le cubature di un solo metro cubo. La città, pur prendendo atto delle proposte dell’Acen, non vi diede alcun seguito. E anche a questo riguardo il discorso dovrebbe essere più lungo, discutendo pure su quale sia stato e quale ancora oggi sia il vero ruolo dell’Acen e dei costruttori di Napoli. Un ruolo di classe dirigente, di centro attivo di proposte per la crescita e lo sviluppo di Napoli che tuttavia si scontra a volte con l’inerzia e la pigrizia dei decisori pubblici.

    Riccardo Giustino

  2. roberta ajello scrive:

    Dissento dal commento di Luciano Brancaccio che è a mio avviso di notevole superficialità e qualunquismo. Il ruolo dei costruttori nella prima repubblica è stato sicuramente un ruolo di importante impulso dell’economia della nostra città ma quello di imprenditori attenti e capaci di avere un ruolo attivo e propulsivo dello sviluppo del nostro territorio pianificando insieme alle forze tecniche e politiche un programma di straordinaria importanza.
    Mi riferisco alle importanti opere realizzate con il programma straordinario titolo VIII ex legge 219 in cui i costruttori acquisirono il ruolo di concessionari e pianificarono facendosi parte attiva per realizzare un programma davvero straordinario. Non si trattava della diffusione del benessere tout cour , ma si gettavano le basi per lo sviluppo del territorio che veniva finalmente dotato di importanti infrastrutture necessarie e mai realizzate prima in regime ordinario. Le eventuali disfunzioni, se pur avvenute non possono essere tali da annullare gli effetti positivi di quella esperienza e non possiamo licenziare il bagaglio di quella esperienza con tale superficialità. Ritengo che in quegli anni i costruttori abbiano con grande senso di responsabilità e capacità tecniche assolto al ruolo attivo di classe dirigente. Attribuire loro la colpa di disfunzioni mi sembra sia annullare il ruolo di altri attori della società che avrebbero potuto arginare e colpire con efficacia fenomeni distorsivi.
    Per quanto riguarda il ruolo della associazione nella seconda repubblica le azioni poste in campo sono state sempre numerose propositive e impostate con elevata professionalità e capacità tecnica. La ricerca del dialogo costruttivo è stata in ogni occasione perseguita e portata avanti con tutte le risorse possibili. A volte il pregiudizio e la superficialità hanno ostacolato l’importante dialogo tra le forze produttive e i decisori pubblici indispensabile per perseguire obiettivi condivisi alla base delle importanti scelte strategiche di sviluppo.

  3. Rudy Girardi scrive:

    Ho letto su Nagorà l’intervento di Luciano Brancaccio che, in modo garbato sul piano formale ma assai severo nella sostanza, formula rilievi molto critici nei confronti dell’Acen. Egli sostiene – per ricordarne brevemente il senso – che l’Associazione dei costruttori, a Napoli, durante la prima Repubblica sarebbe stata strumento docile della Democrazia Cristiana, mentre, successivamente, nella seconda Repubblica, sarebbe sparita dalla scena pubblica, dando così prova – egli dice – di “un deficit di responsabilità”. Ho letto anche l’efficace risposta di Riccardo Giustino che dell’Acen è stato Presidente, mentre io ero accanto a lui nel gruppo di vertice, rimanendovi fino al momento in cui ho assunto, io stesso, dopo qualche anno, il ruolo di Presidente.
    In quegli anni – e ancora oggi – il ruolo dell’Acen è stato tutto affatto diverso e bene ha fatto Giustino a ricordare alcuni dati essenziali che lo hanno contraddistinto. Per ricordarlo, anzitutto, a Luciano Brancaccio, ma anche a tutti coloro che avessero memoria corta. In tutti questi anni, della cosiddetta seconda Repubblica, il ruolo dell’Acen è stato, certo, di rappresentanza degli interessi dei costruttori napoletani, rigorosamente selezionati però in base alla loro legittimità, facendoli cioè sempre coincidere con quelli della collettività. Da questa linea di fondo l’Acen non si è mai smarcata, fino a diventare, com’essa continua ad essere, strumento consapevole al servizio della città e del suo fondamentale interesse allo sviluppo. Non sempre questo modo di intendere e di esercitare la rappresentanza imprenditoriale ha trovato riscontro attivo presso i poteri pubblici locali. Essi, pur apprezzando positivamente le proposte imprenditoriali, nella sostanza non vi hanno dato seguito, o facendole cadere e così disperdendone il contenuto innovativo oppure trascinandole stancamente nel tempo senza alcun costrutto.
    Significativi, da questo punto di vista, gli esempi portati da Giustino, che però ne ha elencato solo alcuni, trascurandone molti altri di non minore valore diretti ad avviare la città verso un sentiero virtuoso di sviluppo sociale ed economico. L’Acen tuttavia ha continuato, ed insiste ancora oggi, a studiare la città, ad osservarne i lati e i motivi della sua caduta, a costruire proposte per fermare il suo degrado, per una nuova tendenza a Napoli. Ma c’è veramente da chiedersi dove stia questo “deficit di responsabilità” dell’Acen, almeno per chi ne ha seguito, non distrattamente e senza pregiudizio, le iniziative, gli studi, i suoi progetti, tutti rivolti alla politica per il suo ruolo istituzionale di cogliere le attese collettive e quindi dare le risposte giuste. E sempre, comunque, nel confronto delle idee fra i soggetti della città, metodo che l’Acen intende proseguire perché consapevole della sua importanza. Peraltro, a questo stesso metodo si collega il senso stesso di Nagorà che vuole essere strumento di discussione aperta sui problemi della città e anche sui modi per risolverli.
    Ma pur nella necessaria brevità di questo intervento, voglio, in conclusione, ricordare almeno un altro lato dell’attività dell’Acen per il suo rilievo di carattere generale in favore della città, quello della lotta alla devianza criminale. I costruttori napoletani, da sempre, hanno fatto la scelta in favore della legalità e contro il malaffare criminale. Da anni intrattengono un rapporto proficuo di collaborazione con tutte le forze dell’ordine e con la magistratura finanche convenendo con i loro rappresentanti appositi protocolli di intesa che danno luogo ad azioni comuni quasi sempre concluse con successo. E’ un fronte sensibile sul quale è da sempre presente l’impegno dell’Acen, convinta che difendendo le proprie imprese dall’attacco criminale se ne ha un risultato di pienezza civile per la stessa vita sociale della città. Tutto ciò, ad ulteriore conferma che l’Acen intende la sua presenza nella società napoletana in generale come uno dei presìdi della stessa qualità complessiva dei rapporti urbani, senza mai alcuna fuga dalla realtà.

    RUDY GIRARDI
    Vice Presidente dell’Ance

 

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Instagram
  • Instagram Image
  • Instagram Image
  • Instagram Image
  • Instagram Image
  • Instagram Image
Ultimi Tweet

Cesare de Seta: O' Cuorno e' un'idea di una volgarità sorprendente e rammarica che si sia scaduti dagli "apparati" di Sanfelice a O'Cuorno.

Contatti
Tel : 081-7172111
Email : nagora@nagora.it
Indirizzo : Piazza dei Martiri, 58 - 80121 Napoli