Science Centre a Coroglio

A cura della Redazione Nagorà

Un Concorso di Architettura si definisce prima di tutto per la domanda che pone, perché chiarisce gli obiettivi, determinandone i risultati e gli sviluppi futuri.

Con il concorso per il Nuovo Science Centre di Città della Scienza di Napoli, bandito nel novembre 2014 dalla Fondazione IDIS e dalla Fondazione Inarcassa, si chiede ai partecipanti la progettazione del nuovo museo scientifico, da realizzare sostanzialmente sul sito di quello distrutto dall’incendio considerando, per ciò che riguarda il carattere architettonico richiesto: “..il potenziale evocativo delle forme anche al fine di tramandare la memoria storica del compendio e delle sue vicissitudini”.

Una scelta più coraggiosa e forse meno rassicurante, stabilito di non procedere con una ricostruzione filologica dell’edificio preesistente, poteva essere quella di collocare il nuovo intervento più all’interno, consentendo non solo una maggiore libertà espressiva ma anche tentando di trovare una condivisione con le previsioni urbanistiche future per quell’area.

I primi tre progetti che qui presentiamo, delle 98 proposte prevenute, ripropongono tutti un edificio tipologicamente analogo a quello distrutto, con diverse declinazioni che, nel caso del progetto vincitore, ne riproduce in modo semplificato la conformazione e l’articolazione spaziale interna, operando poche e grandi  aperture  sulle facciate e sulle coperture, proponendo un edificio netto e tagliente che si rapporta in maniera chiara con gli edifici e le rovine preesistenti, con una texture di piccoli fori romboidali sull’involucro esterno, una membrana in calcestruzzo.

Il progetto secondo classificato tenta la strada più coraggiosa di una scelta volumetrica meno legata alla preesistenza, che cerca una sua autonomia formale e materica e propone un’articolazione spaziale che libera il piano terra, favorendo la permeabilità e permettendo il movimento libero delle persone e delle varie tipologie di fruitori in un grande spazio protetto, ombreggiato e vivibile.

Il tentativo di riproporre in maniera più aderente all’impianto tipologico originario, il nuovo edificio dello Science Centre, caratterizza invece la proposta progettuale del terzo classificato. Anche qui l’edificio si stacca dal suolo, in un equilibrio fragile e potente tra i pilastri del vecchio edificio e i nuovi materiali.

CDL

21 gennaio 2016

 

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