Sebastiano Maffettone, Ordinario di filosofia politica e presidente della Scuola di giornalismo

A cura della Redazione Nagorà

Sono nella sostanza d’accordo con l’analisi del turismo del professor Biondi sia sulla natura del fenomeno in Campania sia sulla necessità di programmarne lo sviluppo in maniera meno occasionale e più sistematica. Dal luglio del 2015 ho cercato di lavorare indirettamente in questa direzione occupandomi del patrimonio culturale –dove per patrimonio si intende l’insieme composto da cultura e beni culturali (hardware e software)-  della Regione Campania. In questa cornice, tento di inquadrare i provvedimenti regionali riguardanti la cultura in Regione nell’ambito di una cornice teorica generale. Tale cornice –cui ho dato il nome di “Cultura 20/20”- assume premesse del tipo delle seguenti: (i) Il territorio campano può contare su una serie di vantaggi competitivi quali il patrimonio archeologico e architettonico, la molteplicità di centri storici di pregio, gli straordinari beni paesaggistici e ambientali, la eno-gastronomia, la tradizione culturale, i centri religiosi ecc.; (ii) ciò induce a ritenere che, una volta migliorate le condizioni di contesto ed eliminati i detrattori ambientali secondo quanto previsto in altre sezioni del Programma Regionale, e una volta messe in campo le opportune politiche di sostegno e valorizzazione delle vocazioni territoriali, si possa rendere il comparto del Patrimonio culturale e del turismo un settore trainante dell’economia regionale; (iii) Da “Cultura 20/20” discendono azioni di sistema che intendono sostituire il metodo degli interventi a pioggia con un programma integrato che metta insieme Patrimonio culturale e Turismo allo scopo di garantire la sostenibilità economica e sociale.

All’origine della proposta Cultura 20/20 c’è stata l’EXPO di Milano con il suo successo. Se distinguiamo, però, nell’ambito della Expo milanese, tra contenuto e  contenitore possiamo notare una differenza significativa. Il contenuto, in specie quello che si vedeva nei singoli padiglioni, non era nulla di speciale; Il contenitore invece, sarebbe a dire il progetto di comunicazione e di organizzazione, era straordinario. Di qui l’idea: perché non adoperare un facsimile del contenitore mutando il contenuto? Il primo passo per realizzare gli obiettivi di “Cultura 20/20” consiste così nella creazione di un sistema integrato di siti culturali regionali, principale risorsa del sistema turistico-culturale campano, con una strategia basata sull’uso delle nuove tecnologie, sulla qualificazione e la specializzazione delle competenze, sull’internazionalizzazione. A questo scopo si possono immaginare percorsi quali i seguenti: Napoli centro storico, Campi Flegrei, Siti Unesco materiali e immateriali, Costa di Sorrento,  Costa di Amalfi e Cilento, Salerno e Provincia, Reggia e residenze borboniche della provincia di Caserta, Avellino e Irpinia, Benevento e Sannio. Abbiamo così diviso la Regione Campania in aree di interesse dove –ascoltando le forze del territorio, gli esperti di organizzazione culturale, segnalando i siti UNESCO, i gruppi giovanili etc.- stiamo mappando degli itinerari culturali più interessanti. Questi itinerari saranno il nostro contenuto!

Il processo si muove sia in maniera top down (alto-basso) sia bottom up (basso-alto). Top down è l’idea generale che poggia sul fatto di calare sul territorio campano, e con gli scopi indicati, un modello vincente altrove, quello della Expo milanese. Bottom up è l’integrazione richiesta al territorio tramite la partecipazione reale e virtuale di gruppi attivi sul terreno in grado di contribuire alla validità complessiva dell’intrapresa. Si ritiene che la realizzazione di un processo siffatto potrebbe avere come conseguenza un raddoppio del flusso di visitatori nelle aree prescelte, in questo modo creando le premesse per sostituire quei fondi EU non più disponibili nel 2020 con risorse altre.

Tra gli effetti di una simile operazione: una mappa geo-referenziata dei luoghi di interesse culturale, un controllo generalizzato degli interventi regionali sul territorio, un’analisi delle opportunità e dei costi, la possibilità di evitare raddoppi e sovrapposizioni e via di seguito. In ultima analisi, il progetto avrebbe conseguenze positive di natura culturale sul turismo, ma –ne siamo convinti- anche in termini di capitale sociale. Non c’è dubbio infatti che la razionalizzazione del sistema e lo sfruttamento di nuove opzioni di mercato creeranno un milieu etico e sociale più apprezzabile.

Un’operazione del genere richiede però forte sostegno etico-politico. Da questo punto di vista, la discussione tra intellettuali e la formazione di un diffuso consenso pubblico sono gli strumenti indispensabili per realizzarla.

Sebastiano Maffettone – Ordinario di filosofia politica e presidente della Scuola di giornalismo, Università LUISS

21 aprile 2016

Un commento per questo articolo “Sebastiano Maffettone, Ordinario di filosofia politica e presidente della Scuola di giornalismo”

  1. Fabio Ratti scrive:

    Al tema lanciato dal prof. Biondi rispondono con proposte concrete sia l’ing. Carriero che il dott. Brunini, non a caso due imprenditori del settore.
    Ma è il suo intervento quello che preferisco, innanzitutto per l’auspicata “formazione di un diffuso consenso pubblico”. Sono d’accordo: ogni sforzo rischia di essere vano senza il coinvolgimento della popolazione (inteso in primis come educazione, nel senso di trasmissione di valori morali e culturali). La proverbiale ospitalità dei napoletani si ferma troppo spesso all’uscio di casa, con poco rispetto per tutto quello che è fuori, soprattutto per il bene pubblico.
    Ma perché un positanese, o un caprese, non imbratta i muri del suo paese, non sporca, non danneggia? Perché il turismo in meno di mezzo secolo ha stravolto la sua qualità di vita e lo ha “educato” all’ospitalità. Perché fa parte della filiera turistica, ne ricava vantaggi e oggi, seppur inconsapevolmente, beneficia del vivere in un “ecomuseo”: un territorio omogeneo, dove storia, cultura, ambiente sono oggetto d’interesse da promuovere avvalendosi del coinvolgimento in prima persona della popolazione.
    Dice bene il prof. Biondi: la competitività non è più tra singole località, ma aggiungo: nemmeno tra le singole emergenze turistiche. L’obiettivo è incentivare i viaggiatori a non limitarsi alla visita dei siti grandi attrattori, ma a pianificare anche la visita delle emergenze artistico-culturali ad essi collegati, sia geograficamente (per vicinanza) che tematicamente. Per completezza culturale, convenienza economica (one ticket), agevolazioni nella mobilità (navette di collegamento) eccetera. Non solo: l’offerta locale in termini di cibo, artigianato, tradizioni, va valorizzata al pari di quella culturale, affinché la ricaduta economica sia, innanzitutto, sulla popolazione locale.
    Al tradizionale itinerario tematico, da lei suggerito, aggiungo la valorizzazione e la promozione del territorio attraverso il concetto di ecomuseo, con un modello progettuale che si sostanzia nell’individuare i tanti presenti nella nostra regione e nel promuoverli rendendoli virtuali.
    Lo strumento è una piattaforma digitale integrata open data, contenente una serie di web app in più lingue, ognuna dedicata a un’area omogenea del nostro patrimonio culturale, in grado di mettere in rete i singoli attori della filiera turistica e di coinvolgere l’utente, rendendolo protagonista e non più solo fruitore passivo di contenuti. Scaricabili gratuitamente, le app potrebbero essere anche consultabili on site grazie a totem localizzati nei siti più importanti.
    Gli operatori locali troverebbero nella piattaforma un concreto strumento di business, un erogatore di servizi B2B e B2C, vetrina e shop per chi produce, centro di prenotazione e vendita per chi offre servizi, piazza virtuale dove le esigenze del visitatore trovano risposta. I piccoli imprenditori sarebbero coinvolti, formati e assistiti nell’impiego delle tecnologie ICT, da usare come leva per cambiare il loro modo di ragionare. Un servizio prezioso per chi del territorio rappresenta la tipicità, ma profitta poco delle nuove opportunità offerte dal web, tagliato fuori dai flussi turistici per mancanza di cultura, organizzazione, possibilità di comunicare. Anche se offre proprio quelle genuine tipicità che il nuovo utente/viaggiatore cerca.
    E poi: un Personal Traveller (l’esperto risponde via mail), le News (comunicazione di eventi e cassa di risonanza dei progetti di rivalutazione) … le possibilità di arricchire il progetto non mancano.
    Partendo però da una delle più belle definizioni di “ecomuseo”: un patto con il quale la comunità si prende cura del territorio.

 

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