Territori a confronto in Campania per i Premi InArch 2015.

A cura della Redazione Nagorà

Interessante la conta dei premiati e menzionati fatta per aree geografiche distinte in provincie. Guardando la cartina della Campania, la provincia di Napoli è più piccola delle consorelle. Con essa al centro, i territori di Caserta e di Salerno disegnano un lungo ed articolato fronte tirrenico dal Garigliano a Sapri, dal Lazio alla Calabria. Risalendo da Policastro la penisola passando per Sala Consilina, i territori di Salerno, Avellino e Benevento condividono valichi, monti e valli con Basilicata, Puglia e Molise, aprendo ad altri, ed altrettanto stupendi, scenari geografici. Le 99 architetture arrivate sul tavolo della giuria del premio, punteggiano queste terre rinnovandone la scorta di spazi e funzioni di qualità. Tra vincitori e menzionati il loro numero si riduce a 25 prescelte, dividendosi ormai tradizionalmente la fetta più consistente di riconoscimenti quelle realizzate tra Caserta e Napoli, cui seguono le salernitane e, più staccate, le avellinesi. Il territorio Sannita, detentore di ben quattro importanti menzioni contro le tre dell’operoso Cilento nell’edizione meno affollata del 2010, questa volta resta purtroppo a bocca asciutta. Se è del tutto evidente quanto pesi sul ben testimoniato successo dell’architettura regionale il lavoro svolto dalla prestigiosa scuola di Palazzo Gravina e da più generazioni di maestri e formatori ad essa collegabili, è altrettanto vero che un enorme lavoro interstiziale e sui contenuti è cominciato da circa venticinque anni, prima con la creazione della Scuola di Architettura di Aversa in territorio di Caserta e poi con l’Università di Fisciano in territorio di Salerno. Se le sette opere napoletane premiate, le altrettante sette casertane e le sei salernitane fanno del tutto casualmente il paio con quanto accaduto in questi pochi anni di secolo nuovo all’Università campana, forse non è un caso che la corte interna sia misurata magistralmente nelle sue proporzioni e siano compiuti nella loro scansione i fronti in mattoni della casa per gli studenti del campus di Fisciano, opera menzionata di Enrico Sicignano, architetto cresciuto alla Federico II, a lungo assistente alla SUN e infine professore a Salerno; così come trapelano equilibrio di scuola e controllo minuto dei particolari nell’interno casertano di Luigi Cafiero, di breve ma intensa militanza dottorale in San Lorenzo ad Septimum, premiato per la sezione interni. Ancora d’area casertana e laurea aversana i giovani cugini Diana, autori con Semonella dell’emblematico e intenso allestimento che porta opere e civiltà dagli Uffizi ad una villa confiscata alla camorra a Casale di Principe, nonché Francesco Iodice che, ben alternando professione e passione per gli studi post dottorali, confeziona con cura estrema dei particolari una piccola schiera di case in cemento a vista a San Marcellino. Raffaele Cutillo e Davide Vargas partecipano a questa edizione del premio confermando un impegno di scuola e la voglia di esserci e di competere quando è in gioco la qualità. Per un’inversione dei ruoli rispetto ai premi conseguiti nel 2010, il primo riceve menzioni con gli algidi attico e atelier e il secondo vince il premio per l’architettura con la paradigmatica casa “F”. In area avellinese è l’opera dei “saundsa” a meritare il premio per la sezione giovani. Il capuano Salvatore Carbone e la veneta Sara Omasi con maestria guidano i loro affollatissimi cantieri didattici itineranti, ottenendo sempre poesia e bellezza. I territori limitrofi di Avellino e Salerno si spartiscono un meritato premio ex aequo nella sezione riqualificazione edilizia, che è riconosciuto a +TStudio per l’equilibrio delle forma lignee della Casa della Cultura di Aquilonia e ad Amleto Picerno Ceraso per la pregevole rivisitazione funzionale del mercato coperto di Cava dei Tirreni. Infine è a Controne in provincia di Salerno, che il gruppo Zitomori trova la seconda occasione per essere meritatamente premiato dall’Inarch Campania. Il Parco Turistico delle Sorgenti è un delicato intervento di architettura lignea e vetro nel paesaggio che grazie al connubio tra le diverse etnie degli autori Zito e Mori conferisce un piacevole sapore internazionale all’annualità del premio appena conclusasi.

Massimiliano Rendina

19 dicembre 2016

 

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