Un’occasione da non perdere

A cura della Redazione Nagora

Le traiettorie residenziali nel nostro contesto metropolitano hanno generato, nel tempo, un incremento delle forme di emarginazione sociale in quanto dettate dalle diverse opportunità e condizioni delle differenti categorie di cittadini. I fenomeni di emigrazione urbana dovuti sia ad eventi naturali (come nel caso del terremoto del 1980) sia, e non meno, alle condizioni degli alloggi nelle aree centrali della città, hanno seguito una direzione troppo spesso dettata da situazioni contingenti più che da scelte razionali degli abitanti. Situazioni contingenti che, in assenza di  programmazione, hanno sfavorito i soggetti più deboli del sistema economico produttivo del contesto metropolitano generando un incremento delle condizioni di disuguaglianza sociale.

Il dover rincorrere mutamenti sociali rapidi e non previsti ha dato priorità alla costruzione di alloggi in assenza di una rete di servizi sgretolando il senso di comunità essenziale per un equilibrato sviluppo del territorio e per prevenire fenomeni di degrado sociale e ambientale.

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La necessità di anticipare il cambiamento e di gestire la complessità determinatasi con l’espansione della città metropolitana è ancora più necessaria in un contesto metropolitano, come quello napoletano, caratterizzato dal fatto che la sua dimensione metropolitana si è caratterizzata, nel tempo, per un saldo naturale positivo più che da processi di immigrazione così come e accaduto in altre aree metropolitane. Non a caso Napoli è considerata una metropoli “atipica” non solo per le sue caratteristiche socio-culturali ma, anche in conseguenza, delle modalità con le quali è divenuta metropoli.

In questo contesto l’Housing sociale rappresenta una risposta  ad una mancata programmazione residenziale ed un’occasione da non perdere al fine di ricomporre quella dimensione comunitaria che, nella città, va velocemente recuperata. Una risposta alla frammentazione sociale che ha generato la famosa “lotta tra poveri”, che ha generato una modularità dell’esistenza quotidiana aggravando l’accentuato il fenomeno dell’individualismo tipico della nostra cultura  sgretolando il senso di identità dei cittadini con il luogo nel quale vivono.

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In altri termini appare la risposta post-moderna alla necessità di consentire il passaggio dai “non luoghi” della modernità senza passato né futuro alla costruzione condivisa di aree  di comunità dove si recupera l’appartenenza e il senso della storia che, soprattutto nelle periferie, è sempre meno sentita. Una sorta di coniugazione tra un passato da recuperare ed un futuro che, solo insieme, è possibile costruire e, nel quale, prefigurare sensazioni di ottimismo.

Non vi è dubbio che favorire una vera e propria riqualificazione del territorio nella sua dimensione estetica produce ricadute sociali ed economiche altrimenti non realizzabili e che rappresentano la vera essenza di una metropoli del terzo millennio.

Raffaele Sibilio – Docente di Sociologia Università “Federico II”

15 maggio 2017

 

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